Strategia "Hit and Run": così il clan sfruttava le regole degli istituti esteri per movimentare una montagna di denaro. Le intercettazioni svelano la tattica del gruppo tra recesso a 60 giorni, selfie per l'onboarding e "smussatura" dei bonifici: al centro del meccanismo le verifiche “allegre” sui dati delle società
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Cifre mostruose in ballo e un meccanismo criminale che, secondo la Dda di Milano, avrebbe mosso centinaia di milioni di euro. Una banca occulta con agganci virtuali in tutta Europa e broker chiamati a intercettare clienti e affari. Ipotesi da affidare ai riscontri e contestata dalle difese degli indagati.
Per comprendere la raffinatezza tecnica del presunto sodalizio criminale guidato da Paolo Pelaggi, Giuseppe Piscioneri e Luigi Mercadante, basta ascoltare le conversazioni registrate dalle microspie della Guardia di Finanza negli uffici di Pero.
Il 26 novembre 2025, durante una conversazione con i suoi interlocutori, Paolo Pelaggi teorizza con disinvoltura la superiorità operativa delle neobanche estere (banche che esistono interamente online, senza filiali o sportelli) rispetto agli istituti tradizionali italiani: «Qonto... questa è la migliore banca che può fare lavorare... cioè tu che stai sui 500mila al giorno? Tu spendi 500mila al giorno... se tu provi a fare un'operazione che fai con Qonto sopra una banca normale viene la squadretta e ti bastona!»
Nel gergo di Pelaggi, già condannato nel processo Aemilia. la "squadretta" indica gli organi di polizia giudiziaria o le unità di compliance bancaria che attivano le Segnalazioni di operazioni sospette (Sos) immediate con conseguente congelamento dei fondi. Con le neobanche online, invece, il gruppo aveva imparato a prendere le contromisure.
La tattica "Hit and Run" e il ciclo di vita a 60 giorni
L'organizzazione operava secondo una rigorosa pianificazione del "ciclo di vita" dei rapporti bancari. I broker di Pero (la sede della banca occulta era in un autonoleggio) sapevano che un conto intestato a una società "cartiera" inondata da milioni di euro di bonifici per operazioni inesistenti avrebbe prima o poi attirato l'attenzione degli organismi di vigilanza. Tuttavia, sfruttavano a proprio favore le clausole contrattuali di recesso che obbligavano l'istituto di credito a concedere un periodo di preavviso prima di disattivare il conto.
Spiega ancora Pelaggi, intercettato il 26 novembre 2025: «Succede che tra 1 mese, 1 mese e mezzo lo chiudono... ma io tra 1 mese e mezzo non è che lo chiude... mi dice "hai 60 giorni"... ti dà la chiusura che la chiusura è a 60 giorni di Qonto!»
«Ogni Qonto – continua Pelaggi – fa 5 milioni... sono 4 milioni... questo è il conto che devi imparare... ma non ha i limiti, veramente non ha limiti sto conto!»
Si trattava di un'operazione fulminea di "hit and run" finanziario: si acquistava o si apriva una srl cartiera, si attivava il conto digitale, vi si facevano transitare dai 4 ai 10 milioni di euro a ritmo di 500mila euro al giorno e lo si svuotava prima della scadenza dei 60 giorni. La chiusura d'ufficio per "incompatibilità con le policy della banca" non era un fallimento, ma un rischio ampiamente calcolato: «Non ci scandalizza proprio, anzi... cosa succede?! Tolto il dente tolto il dolore... mo' ci hanno attivato... in poche parole, perché ci hanno già autorizzato».
L'arte della "smussatura" e i "giustificativi preconfezionati"
Quando i sistemi automatici di monitoraggio Anti-Money Laundering (Aml) intercettavano un bonifico anomalo bloccandolo temporaneamente, il sodalizio non si scomponeva. Pelaggi e compagni avevano pronta una doppia strategia: la presentazione di contratti e fatture false appositamente redatte (i cosiddetti «giustificativi preconfezionati») e la tecnica della cosiddetta "smussatura".
Emblematica è la telefonata del 26 novembre 2025 tra Pelaggi e il sodale A. D. M., in cui si discute di come sbloccare e modificare i bonifici finiti sotto i riflettori dei controlli.
A. D. M.: «Te la faccio fare da 13 tanto... mandati gli 8 [8.000 euro]». Pelaggi: «Ok allora falla... però non la fare uscire pari pari no? Smussala un po'!». De Martino: «Ma quindi l'han bloccato quel 5mila là?». Pelaggi: «Sì... è bloccato pure il tuo, ma mo il tuo lo giustifichiamo noi, perché gli ho messo provvigioni lì... Bastava che mettevamo noleggio auto... Allora noleggio auto, noleggio auto, apposto!»
Modificando gli importi (la "smussatura") e cambiando la causale in voci generiche come "noleggio auto" o "consulenza", i finti giustificativi venivano inviati all'assistenza della neobanca, ottenendo spesso lo sblocco immediato dei fondi: «Gli abbiamo mandato i giustificativi – dice Pelaggi –. Me l'hanno sbloccato... Oggi l'abbiamo persa come giornata, ma domani mattina questo è il miglior conto che ci può essere... Devi mandare 500.000?!»
Selfie per l'onboarding e il trucco del cambio nome della società
Per aprire nuovi conti o sbloccare le giacenze sulle piattaforme fintech esterne (come Olinda o Qonto), le banche richiedevano le procedure di verifica dell'identità a distanza (onboarding), comprensive di video-riconoscimento o "selfie" con documento in mano.
Il gruppo reclutava continuamente prestanome ("teste di legno") disposti a prestarsi a questi rilievi fotografici in cambio di poche centinaia di euro. L’8 novembre 2025, durante un'emergenza per recuperare 80mila euro bloccati, Pelaggi e l'advisor crypto Walter Iasiello organizzano la procedura al telefono.
Pelaggi: «Carroppino... Sono col Fratellino [Mercadante] sull'altra linea... Abbiamo un'emergenza assurda... Dobbiamo recuperare un 80.000 euro... Ci hanno inviato l'email da Qonto, ci servono un iban per Global Trade e un iban per Solution...».
Iasiello: «Sì... Però il selfie non lo faccio io, lo deve fare il cliente... Perché quello di terze parti... Gli chiede il selfie...». Pelaggi: «Sì perché serve un selfie... Qonto chiede altre cose... Lo puoi aprire, però prima serve il selfie...».
Ma il capolavoro del raggiro informatico è stato registrato il 6 agosto 2025. Quando una delle principali società cartiere del gruppo - la Solution srl - è stata colpita da un provvedimento di sequestro dell'autorità giudiziaria, Pelaggi non ha abbandonato la piattaforma di incasso online. Ha semplicemente rilevato una nuova società guscio (Cm Costruzioni srl) e le ha cambiato la ragione sociale in Solution srl, mantenendo le stesse credenziali e lo stesso account della piattaforma, che non ha fatto eseguire i controlli di compliance: «Quando ho iniziato con la piattaforma, ho creato un account chiamato Solution ... Ho fatto l'onboarding ok? Con un account che si chiamava Solution... Poi abbiamo avuto un problema e quindi io ho dovuto fare questa strategia no? Preso un'altra società, vi ho cambiato nome, ho speso circa un mese... In realtà quella inquisita è la vecchia Solution. No, ma loro questo non lo sanno! Infatti c'ho un mese di stop, un mese e mezzo, e ho continuato poi!».



