Mentre i calabresi si aggirano interdetti fra gli scaffali della grande distribuzione per cercare promozioni e offerte che signora mia la spesa non si può fare più, da Palazzo Campanella hanno trovato una soluzione al costo del carrello. Un piatto di pasta? 3,80 euro. Una bella bistecca? 5 euro. Un piatto di crudités di mare? 15 euro. E per finire un buon caffè a 90 centesimi.

Costi più che competitivi. Non per tutti, ovviamente ma solo per loro: i consiglieri regionali, i membri della giunta, i futuri prossimi sottosegretari, portaborse e autisti vari e i fortunati invitati alla mensa regionale.

I numeri sono contenuti nel nuovo bando emanato dagli uffici per l’affidamento del servizio mensa, buvette e bar di Palazzo Campanella. Il bando è stato pubblicato il nove marzo scorso e scadrà il prossimo 29 aprile. L’importo a base d’asta è di settecentomila euro (500 per mensa e buvette e 200 per il bar). I prezzi citati prima, fra l’altro, sono quelli indicati nel capitolato. I nostri consiglieri alla fine potrebbero pagare molto meno visto che potrebbero essere oggetto di ribasso, l'offerta economica dà infatti fino a 30 punti. I parametri del capitolato d’appalto sono così curiosi che hanno attirato anche l’attenzione de “Il Fatto Quotidiano”.

Ovviamente i prezzi non devono ingannare perché nella mensa regionale non troveranno spazio prodotti da hard discount. Tutt’altro. L’allegato due del capitolato è incentrato proprio sulla qualità dei prodotti alimentari che devono essere rigorosamente di prima qualità. Così la frutta può arrivare nei piatti dei consiglieri «solo se turgida e senza abrasione alcuna, non bagnata artificialmente, né trasudante e gemente di acqua di vegetazione»; nel caso dell’uva i grappoli devono presentarsi «di media lunghezza» e «privi di bacche disseccate, ammaccate, depresse, marcescenti o passerinate». Per quanto riguarda le patate sono ammesse solo quelle francesi o italiane ed infine la verdura deve essere stagionale, fresca, raccolta al giusto grado di maturazione. Il prosciutto poi «dovrà essere magro, poco salato, senza conservanti, sempre di coscia e non affumicato e affettato al momento». Le uova? Dovranno essere superiori ad una grammatura di 55, mai più piccole.

Resta però un problema. Ma quando mensa e buvette chiudono come faranno a mangiare i nostri assessori e consiglieri regionali? Mica potranno aggirarsi anche loro fra gli scaffali dei supermercati come dei revenant. Ecco allora la soluzione: sarà possibile acquistare dopo la chiusura in modalità take away le pietanze non vendute a un prezzo simbolico grazie ad uno sconto sul listino del 50%. Visti i prezzi di partenza un vero affarone. Allora c’è da scommettere che ci sarà la fila vista la prelibatezza delle pietanze proposte che per quanto riguarda la buvette verranno ordinate alla carta e preparate al momento.

Unica curiosità, nei vari capitolati non si fa riferimento alle imprese agroalimentari territoriali. Si parla solo di prodotti italiani. Poi in una spinta di sovranismo, l’appalto prevede non solo che il responsabile del servizio dovrà essere reperibile per ogni evenienza anche nei giorni festivi (hai visto mai che a qualcuno sorga un languorino) ma che debba parlare rigorosamente italiano, come la sua cucina.

E poi dicono che è tutto un magna magna.