L’uomo che secondo la Dda avrebbe mediato tra clan e politica a Corigliano Rossano è definito dai magistrati «prossimo» al gruppo rossanese. Il contabile del clan dice di aver portato «otto, dieci voti» al sindaco in occasione della sua prima vittoria al ballottaggio. I pm: «Nessun contatto con il primo cittadino per tenere un atteggiamento guardingo»
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Pochi giorni prima del voto amministrativo del 2024, il 5 giugno, Annibale Matalone parla con sua moglie. A Corigliano Rossano non ci sono molti altri argomenti in quei giorni se non la campagna elettorale che si avvia alla conclusione. L’uomo, che il boss pentito Nicola Acri descrive come il contabile della cosca, spiega alla consorte una pratica da classico doppio gioco mafioso: le dice che voterà per Flavio Stasi, candidato a sindaco che vincerà nettamente, «precisando che stava effettuando una campagna elettorale “occulta”» per non svelare «la sua intenzione di voto agli altri appartenenti della cosca che – il virgolettato appare negli atti giudiziari firmati dagli inquirenti –, invece, avrebbero votato la coalizione opposta a sostegno del candidato a sindaco Pasqualina Straface (estranea all’indagine, ndr)». È un dialogo intercettato che finisce nella richiesta di emissione di misure cautelari dell’inchiesta Ginestra: 1761 pagine nelle quali il terremoto politico-giudiziario non ha uno spazio predominante anche se è la parte che ha fatto più rumore. «A questo giro non li voto, cento per cento», dice Matalone, che spiega di aver sostenuto il centrodestra nel 2016.
Dice di aver portato pochi consensi alle elezioni precedenti (le prime vinte da Stasi) così come si propone di raccoglierne una ventina alle elezioni del 2024: nelle intercettazioni viene “immortalato” mentre distribuisce qualche volantino all’interno di un parrucchiere. I guai per il sindaco, però, arrivano quando compare sulla scena l’imprenditore Vincenzo Curia. È l’unico ipotizzabile trait d’union tra la sfera politica e il mondo in cui si muove Matalone.
Caso Stasi, chi è Vincenzo Curia
Ma chi è Vincenzo Curia? Per i magistrati antimafia di Catanzaro, «sebbene gli elementi acquisiti nel corso delle indagini non possano essere ritenuti sufficienti per provare un suo inserimento nell’organizzazione criminale, certamente dimostrano la sua prossimità al gruppo rossanese». La Dda fa riferimento agli elementi acquisiti «con riferimento alla vicenda riguardante la controversia tra Curia Vincenzo e i suoi familiari per un terreno agricolo». Questione «estremamente importante» perché Curia e suo cognato chiedono, per risolvere la faccenda proprio l’intromissione «di appartenenti alle cosche di Rossano» tra i quali c’è anche il solito Matalone. Fatti che, assieme al coinvolgimento in altre vicende, dimostrerebbero come Curia «non sia assolutamente estraneo all'ambiente delinquenziale rossanese». Per questo motivo, dunque, avrebbe costituito «un validissimo intermediario tra il candidato sindaco e il gruppo criminale rossanese, proprio in virtù del legame esistente tra lui e Matalone».
Inchiesta Ginestra, un delicato caso politico
Il capitolo politico dell’operazione è il più delicato e dibattuto. La contestazione di scambio elettorale politico-mafioso a carico del sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, del presunto contabile della cosca rossanese, Annibale Matalone, e del presunto intermediario Curia è stata al centro delle attenzioni della politica regionale e non solo.
L’ordinanza di custodia cautelare ne offre un sunto significativo. La richiesta amplia il quadro del materiale a disposizione. L’ipotesi dei pm antimafia è che, nel corso della campagna elettorale per le amministrative dell'8 e 9 giugno 2024, Stasi abbia accettato — per il tramite di Curia, imprenditore nel settore delle pompe funebri — la promessa di un pacchetto di voti da parte di Matalone in cambio dell'impegno a garantire future assunzioni o "fatighedde" (piccoli lavori) al cimitero cittadino o nella manutenzione comunale in favore dello stesso Matalone o dei suoi familiari.
Dagli atti emerge una trama complessa, contrassegnata dall’assenza di comunicazioni dirette tra il sindaco e l'esponente della consorteria e da dinamiche d'incertezza registrate dalle stesse cimici degli investigatori.
L'asse invisibile e la regia di Curia
Il dato strutturale da cui muove la ricostruzione degli stessi inquirenti è netto: tra Flavio Stasi e Annibale Matalone non ci sono contatti diretti. Nessun incontro vis-à-vis documentato dai servizi di pedinamento, nessuna telefonata registrata, nessun messaggio scambiato tramite piattaforme di messaggistica.
L'intera impalcatura dell’accusa poggia sulla figura di Vincenzo Curia, dipinto dagli investigatori come il solo collettore e vettore delle informazioni tra il comitato elettorale del primo cittadino e il presunto contabile della ’ndrina.
È proprio Curia, durante un pranzo intercettato il 6 maggio 2024 insieme a Matalone e Antonio Mingrone, a raccontare un retroscena che dà la sua versione su come l'ipotesi di un canale di comunicazione diretto fosse stata categoricamente stroncata sul nascere. Curia riferisce ai commensali che Stasi avrebbe manifestato l'intenzione di contattare Matalone per offrirgli un caffè o fare una chiacchierata. Dalla trascrizione dell'ambientale emerge la risposta perentoria che lo stesso Curia dice di aver rivolto al candidato: «Ma tu sei malato di testa». È Curia a riferire di essersi proposto di fare da intermediario proprio per evitare contatti imbarazzanti tra il politico e Matalone.
La magistratura stabilirà se si tratti di una millanteria o di racconto genuino. Con questa battuta, Curia spiega di aver frenato e impedito ogni tentativo di chiamata o di approccio diretto, nell'evidente timore che una conversazione telefonica non schermata potesse finire intercettata o tracciata dagli organi inquirenti. Secondo la ricostruzione investigativa, che si basa appunto sulle parole di Curia, sarebbe stato Stasi a chiedere all’imprenditore di contattare Matalone che, da parte sua, si dice pronto a sostenere il candidato in cambio di un impiego al Comune: «Ci parliamo, glieli raccogliamo parecchi voti e vediamo se si mette a disposizione, però deve essere sicuro, hai capito?».
«Stasi ha il tuo numero» e lo stupore di Matalone
Fa tutto Curia: dice di aver appreso direttamente da Stasi che con Matalone ci fosse una conoscenza: «A me ha fatto capire che tu sei con lui… Tiene il numero tuo, tiene… sì, perché ha visto sul telefono». Matalone sembra stupito (risponde «Sì?» quando Curia dice che il sindaco ha il suo numero) e – sintetizzano i magistrati antimafia - «riferiva di non aver avuto nessun tipo di frequentazione con Flavio Stasi, ma di avere rapporti amicali e cordiali con un soggetto a questi vicino, Tonino Caracciolo (estraneo all’inchiesta), ex sindaco del soppresso comune di Rossano e sostenitore del gruppo politico di Stasi». Il presunto contabile della cosca dice di aver sostenuto il sindaco anche alle precedenti elezioni, ma di averci parlato in un’unica occasione: «L’ho votato, gli ho portato qualche sette, otto o dieci voti, non mi ricordo… glieli ho portati, però gli io ho detto io non mi posso esporre… una volta ci ho parlato per il fatto del muro», una questione tecnica, un ordinario sollecito d'intervento tecnico indirizzato all'amministrazione comunale.
I due ripercorrono i presunti contatti, poi Curia consiglia a Matalone di farsi avanti non per una “fatighedda” da 400-500 euro al mese ma per un posto di lavoro nella manutenzione del cimitero: converrebbe anche a lui, titolare di un’agenzia funebre, avere un amico lì.
I riscontri del 16 maggio in via Telesio: Stasi in auto con Curia, non incrocia Matalone
Il quadro probatorio passa dal racconto di intercettazioni e rapporti a una sintesi visiva negli accertamenti svolti dalla Polizia Giudiziaria il 16 maggio 2024 nei pressi del comitato elettorale di Stasi in via Telesio a Rossano, monitorato con telecamere, tracciati GPS ed elicotteri.
La ricostruzione cronologica della giornata documenta con esattezza le posizioni dei tre protagonisti.
Innanzitutto l'arrivo in auto: Curia giunge sul posto a bordo della propria autovettura trasportando il candidato sindaco Flavio Stasi e lasciandolo all'ingresso del comitato.
Poi la telefonata di Curia: non appena Stasi varca la soglia del locale elettorale, Curia prende il telefono e chiama Matalone, chiedendogli di raggiungerlo in zona. Segue il colloquio sul marciapiede: Matalone arriva in via Telesio e si trattiene a parlare con Curia sul lato della strada opposto rispetto al comitato.
Infine l'uscita di Stasi: dalle riprese della videosorveglianza emerge che, quando Stasi esce dal comitato per salire in macchina e ripartire, rivolge un saluto generico a distanza alle persone presenti sul marciapiede. Le immagini attestano che Stasi non attraversa la strada, non si avvicina al capannello formato da Curia e Matalone e non scambia alcuna parola con quest'ultimo.
Nel faldone dell'operazione "Ginestra" emerge così una linea di demarcazione netta: da una parte la fitta rete di messaggi e promesse gestita dall'intermediario Curia, dall’altra la mancanza di contatti diretti con il sindaco.
I pm: «Tra Stasi-Matalone nessun contatto perché il sindaco sapeva che è un criminale»
I pm – la richiesta è stata firmata il 24 dicembre 2024 dall’ex procuratore facente funzioni Vincenzo Capomolla, dall’aggiunto Giancarlo Novelli e dai sostituti Alessandro Riello e Stefania Paparazzo – muovono da questa evidenza nelle conclusioni: «Pur non essendo state intercettate interlocuzioni dirette Stasi-Matalone, il dato della promessa e della relativa accettazione si può desumere fondatamente in via indiziaria dalle intercettazioni Curia-Matalone in cui si parla espressamente dell’accordo illecito da stipulare, nonché in virtù del sottolineato progressivo. crescente impegno elettorale del Matalone in favore di Stasi, in uno con l'ostentazione da parte del Matalone medesimo della certezza di benefici in favore suo e della sua famiglia a seguito dell’elezione del candidato sponsorizzato».
Per i pm sarebbe stato il politico a cercare il contatto con Matalone: lo desumono dal racconto di Curia che ha riferito – nel colloquio intercettato con il contabile della cosca – di aver bloccato il sindaco quando aveva pensato di telefonare a Matalone. «La consapevolezza da parte dello Stasì della caratura criminale (e del conseguente peso elettorale) del Matalone si desume – il virgolettato proviene sempre dalla richiesta di misure cautelari – anche dalla stessa assenza di colloqui alla luce del sole e dall'atteggiamento estremamente guardingo e furtivo dei protagonisti in tal senso». Anche in questo caso l’accusa si fonda sulle parole riferite dall’imprenditore delle onoranze funebri, l’unico ad avere un contatto diretto con il sindaco, quanto meno nell’episodio immortalato dalle telecamere di sorveglianza nei pressi del comitato elettorale, quando i due arrivano insieme in auto.


